
Le opere di
Aligi Sassu hanno una nuova casa. A
Thiesi è stato inaugurato il museo dedicato ad opere grafiche dell’artista, nato a Milano nel 1912, da padre sardo, e vissuto per oltre 10 anni proprio in Sardegna.
Le 120 opere esposte fanno parte di collezioni private, donate al comune di Thiesi da Helenita Olivares Sassu e Vicente Sassu Urbina (vedova e figlio adottivo dell’artista), Alfredo Paglione (un cognato) e Antonio Serra (parente e amico).
Sobrio ed elegante il percorso, composto da opere realizzate dal 1929 al 1995. La collezione permanente è stata curata da Alfredo Paglione e Silvia Pegoraro con la collaborazione di Elsa Betti.
Con l’inaugurazione del museo si conclude un percorso fortemente voluto dallo stesso artista che aveva sempre palesato il desiderio di poter avere a Thiesi (il paese d’origine del padre dove lui stesso aveva vissuto anni importanti della sua vita) uno spazio dove poter esporre le sue creazioni.
La mostra permanente giunge a distanza di poco tempo da un altro evento, svoltosi sempre a Thiesi, dal titolo: “
Sassu, futurista” con una raccolta temporanea delle opere legate al movimento futurista da cui l’artista sardo si smarcherà ben presto.
La visione artistica
La vita e le produzione artistica di Aligi Sassu è frazionata in momenti. Spazi di tempo in cui l’artista ha accostato il suo estro creativo alla letteratura. Non solo: sono evidenti i tratti di una sardità primordiale dove emergono gli elementi caratteristici del folklore e della tradizione agropastorale. Dai moti angioini alle donne in costume, intente a trasportare sul capo la brocca dell’acqua. In questo è evidente la ferma volontà di tracciare un indelebile passaggio in Sardegna. Da sardo quale in effetti si sentiva nel profondo.
Difficile descrivere compiutamente l’eclettismo di un uomo capace di stupirsi davanti alle cose e di stupire chi ammira le sue opere. Un percorso parallelo tra grafica e pittura. Salvatore Quasimodo nell’introduzione alla cartella di Aligi Sassu, opera grafica, pone l’accento su una serie di elementi artistici che – in quella fase – caratterizzano la sua produzione. Acquatinta, acquaforte, puntasecca. Tre modi di rappresentare realtà diverse con forme, colori, tratti ed emozioni differenti. “
Il monte di pietà” (1929), “
I musici” (1931), “
La crocifissione” (1942) e “
Caffè” (1955), sono 4 esempi di visioni artistiche peculiari e per qualche aspetto anche contrastanti.
I giochi cromatici, già utilizzati da Sassu, diventano strumento di notevole attrazione con la pittura e le litografie. Il contatto con la letteratura tocca momenti altissimi, specie tra il 1980 e il 1986 quando propone 113 tavole in acrilico che propongono altrettanti passi della Divina Commedia. Ma già nel ’38 propose temi sull’Orlando Furioso di Ariosto. Ci tornerà nel ’74 con 15 incisioni. E sempre durante il Fascismo è ispirato dalle pagine dei Promessi sposi. I versi di Sebastiano Satta guideranno Sassu in cinque litografie “Omaggio alla Sardegna”.
I cavalli
Chi si avvicina alle opere di Aligi Sassu non può non riconoscerle, ammirando gli splendidi cavalli rappresentati in tutte le forme e con tutte le tinte dall’artista. Splendidi esemplari dalla plasticità portata, a volte, all’estremo, ma sempre coerente con una composizione aderente alla realtà. Maestosi, eleganti, indomiti, esuberanti, disordinati, potenti. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. I cavalli di Sassu hanno “interpretato” qualsiasi ruolo, ma il loro senso di libertà e di primordiale istinto pervade e contamina quasi tutte le opere in cui gli eleganti quadrupedi compaiono. Criniere al vento e un nitrito “udibile” con gli occhi nell’espressione ora contratta, ora più rilassata, eretti sulle zampi posteriori.
Il rosso fuoco nel “
Come l’acqua nel fuggire” (1973) o nel “
L’apparizione della Fenice” (1987) falsa le tinte reali dei cavalli, ma conferisce loro un’energia grafica tale da farli apparire in rilievo rispetto allo sfondo. Intrecci complessi come nel “
La grande battaglia” (1987) si alternano a placidi giochi acquatici come in “
Più della luna pesa la criniera” (1973) o quieti balzi in scenari fantastici di “
Le puledre dell’isola bianca” (1987).
Il museo è aperto tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10 alle 13 e dalle 16 e 30 alle 19 e 30.