Caddos
InSardegna.tv Magazine
  • Nel capoluogo tutto pronto per la discesa dei Candelieri
  • Nel capoluogo tutto pronto per la discesa dei Candelieri
07-08-2010 | Eventi | di Gabriele Sardu
Candelieri 02Il 14 agosto per Sassari è una giorno molto particolare. Vissuto intensamente dalle prime ore del mattino. Nelle vie del centro storico come nella periferia più lontana. È il giorno dei Candelieri, dei tamburi, dei balli in onore della Vergine Assunta che protesse la città da una terribile pestilenza. E Sassari non avendo dimenticato il voto fatto alla Madonna, decise di dedicarle ogni anno la festa grande di mezz’agosto.
I dieci ceri portati a spalla da otto uomini, iniziano la danza da piazza Castello, quando il sole fa rotta verso l’orizzonte. Il caldo è sempre intenso e l’oscurità giunge benedetta per i portatori affaticati dal peso del candeliere. A scandire il ritmo della discesa il capo candeliere e il tamburo.

Le origini della festa

La festa grande di Sassari ha origini molto antiche e discende da una tradizione pisana del XIII secolo. Grosse “macchine a spalla”, ricoperte da uno strato di cera, venivano fatte sfilare in onore alla Vergine Maria. Le diverse dominazioni non riuscirono a soffocare l’ormai consolidata Faradda che diventava di anno in anno sempre più onerosa per le casse della municipalità: troppo costosa la cera da applicare su quei primi candelieri. Si scelse dunque di costruirne di nuovi in legno che non necessitassero di manutenzioni particolari.
Nel cinquecento Sassari venne colpita da violente ondate di peste, una delle più terribili fu placata proprio il 14 agosto – si dice – per intercessione della Madonna. Nel 1652, l’ufficializzazione del voto alla Vergine Assunta. Da quella data la città non si dimenticò mai di render grazie a chi l’aveva salvata da morte e sofferenza. Per moltissimo tempo furono 8 i candelieri ammessi alla discesa ferragostana, divennero nove successivamente e raggiunsero la decina nel 2007, quando per la prima volta i Fabbri (che dal 2003 partecipavano con la sola bandiera), poterono portare in spalla il loro cero.

I preparativi

La festa grande di Sassari inizia molti mesi prima e nei Gremi (le antiche corporazioni di arti e mestieri) le incombenze e gli impegni vanno avanti tutto l’anno. Il 14 agosto è sicuramente il momento più importante, il giorno della discesa dal centro della città alla chiesa di Santa Maria in Betlem, nelle vie invase da migliaia di persone.
Una giornata speciale che inizia dalle prime ore dell’alba, quando i candelieri vengono prelevati dalle chiese dove sono custoditi durante l’anno (Santa Maria, San Pietro, Sant’Agostino e San Nicola). Vengono posizionati – in genere – davanti alla casa dell’obriere o di fronte alla sede del gremio.
La vestizione viene fatta in strada, di fronte agli occhi curiosi di passanti e turisti. È certamente questo il momento più “intimo” della festa. Si tagliano i nastri, si sistemano le spighe nella parte alta. Si assicurano le bandiere. Piccole operazioni ripetute di anno in anno e compiute con immutato orgoglio da chi ha il compito di addobbare il Candeliere per la festa. Anche il minimo dettaglio diventa rilevante e non trascurabile. Dopo diverse ore di febbrili preparativi, il sole è già bello alto e il caldo inizia ad essere insistente. Si provano i passi e qualcuno che lo chiede può fare qualche metro portando in spalla il candeliere, aiutato – ovvio – da chi quel “mestiere” lo conosce bene. L’ora di pranzo incombe. Il Candeliere vestito a festa è pronto per la discesa.

Le donne e i Candelieri

Se durante la “Faradda” (discesa, nella lingua sassarese) non c’è nessuna donna a portare i candelieri, questo non significa che la festa sia una rito a cui esse non partecipino. Il ruolo delle donne nella festa grande è di primaria importanza. Sono loro che assistono i mariti in tutte le fasi preparatorie, durante l’anno. Sono loro ad occuparsi della vestizione del candeliere e dell’allestimento degli addobbi. Sono loro infine ad occuparsi di tante piccole cose che rendono la festa più bella e irripetibile.
Le loro mani sono abilissime nel fabbricare i “bora bora”, le aste circondate da splendidi giochi di carta colorata. Sempre le donne si occupano di creare le decorazioni floreali, caratteristiche di alcuni candelieri. Le famiglie sassaresi dei gremianti sono dunque un unico corpo in movimento continuo per la preparazione della Faradda.
«La vicinanza discreta delle mogli e delle fidanzate – testimonia un portatore – ci infonde coraggio e fa dimenticare l’emozione e la fatica, durante la lunga notte del 14 agosto».

Emozioni di una città

Sassari è un centro molto particolare, dove le tradizioni e le novità vengono vissute con un distacco cinico e a volte spocchioso. Tranne i Candelieri. Per Ferragosto le spiagge vicine si spopolano e le vie della città vengono inondate dai turisti, ma soprattutto dagli stessi sassaresi. Tutti ai loro posti per applaudire i balli dei Candelieri. Un richiamo troppo forte per non venire ascoltato, una tentazione troppo grande per mancare l’appuntamento. È l’unica vera occasione per cercare di rimanere aggrappati ad un’eredità culturale profonda che fa rivivere alla città i tempi ormai andati. Il centro storico, per qualche ora, torna ad essere il cuore pulsante di Sassari. I vicoli brulicano di gente, l’aria di festa si respira profondamente, il senso di appartenenza è tangibile come non mai. Quasi che la festa grande possa far dimenticare per un giorno tutti i problemi e serva da collante tra chi da decenni ha abbandonato le strette vie del centro preferendo le più “comode” periferie. È il giorno dei bambini, attraverso gli occhi dei quali, gli adulti conservano immutato l’entusiasmo di una tradizione che va avanti da secoli.

Tra fede e tradizione…

La festa grande di Sassari è un momento molto particolare per la città. Anche chi da tempo non vive più nel capoluogo, torna sempre a Ferragosto per non perdersi la discesa dei Candelieri che da secoli percorrono il medesimo itinerario. Da piazza Castello a Largo Cavallotti, proseguendo fino a Corso Vittorio Emanuele. È là che la festa si sveste per qualche minuto degli abiti religiosi, per indossare quelli più laici della tradizione e del folklore. Il primo cittadino infatti attende sull’ingresso del Palazzo di Città il passaggio dell’ultimo candeliere, quello dei Massai. Sono loro ad entrare nell’antico edificio, conosciuto meglio come il Teatro Civico. Dopo aver scambiato la bandiera con il gonfalone comunale, decine di bicchieri di spumante vengono levati al cielo per il caratteristico augurio di lunga vita, con la formula “A zent’anni”.
La parte profana non è ancora conclusa: il primo cittadino deve sottoporsi al giudizio della città. I fischi o gli applausi sono l’indice di gradimento dei sassaresi. Le cronache non recentissime ricordano scene da stadio che hanno accompagnato i sindaci sino alla fine della Faradda.
La discesa riprende l’identico ritmo con cui è iniziata. Si arriva a piazza Sant’Antonio, si svolta a sinistra verso Corso vico, sino alla Chiesa di Santa Maria, dove si raccolgono tutti e dieci i candelieri, com’era successo oltre sei ore prima in piazza Castello.
La festa è giunta al culmine e raggiunge il suo massimo apice quando i ceri entrano in chiesa nell’ordine contrario a quello della discesa.
Solo in quel momento il voto alla Vergine Assunta si può considerare sciolto.
Galleria fotografica
Candelieri 02Candelieri 01Candelieri 03Candelieri 04Candelieri 05Candelieri 06Candelieri 07Candelieri 08Candelieri 09Candelieri 10Candelieri 11Candelieri 12Candelieri 13

Cliccare sulle immagini per visualizzare un ingrandimento